Greenway e le mascherine made in China

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Greenway e le mascherine made in China

Fin dal terremoto del 1976, è diventata proverbiale la capacità dei friulani di reagire alle situazioni di difficoltà impreviste e di rimboccarsi le maniche secondo la logica del «fasìn di bessôi» (facciamo da soli), senza aspettare che a muoversi siano autorità e organizzazioni nazionali o internazionali assortite. Come c’era da aspettarsi, anche la pandemia da Covid-19 ha stimolato i friulani a darsi da fare per trovare soluzioni ai problemi e per aiutare il prossimo.

Un caso significativo è quello del Gruppo Greenway di Codroipo (Ud), azienda multi-divisionale che ha fatto della sostenibilità il fil rouge delle diverse attività con le quali opera nel campo della produzione energetica da biomasse, nel settore agricolo e vitivinicolo e i cui fondatori, da decenni, hanno rapporti professionali e imprenditoriali con la Cina.
Proprio contando sui rapporti creati in Cina, non appena constatata la difficoltà di reperire mascherine in Italia, l’amministratore delegato del gruppo Marco Tarn, con il socio Gabriele Cardisan, ha effettuato un primo consistente ordine di mascherine in Estremo Oriente, per un controvalore di circa 25mila dollari, battendo in velocità le richieste in arrivo da tutto il pianeta.

«Mi rendo conto che quanto abbiamo fatto – afferma Tam – è una goccia nel mare ed è nulla rispetto al sacrificio di medici, infermieri e operatori ospedalieri.
Capisco anche che parlare adesso di mascherine, quando gli approvvigionamenti stanno cominciando ad arrivare, può sembrare superfluo, ma quando all’inizio del lockdown trovare una mascherina era quasi impossibile, c’era necessità di agire subito. Non si poteva farsi bloccare da permessi burocratici, gare, appalti e quindi, insieme al mio socio Gardisan, abbiamo deciso di agire perché avevamo gli strumenti e le relazioni per poterlo fare velocemente.
Abbiamo ordinato le mascherine Epa realizzate da un grande gruppo medicale cinese. Grazie all’impegno enorme di un nostro referente in Cina e “sgomitando” contro le richieste in arrivo da altre nazioni, siamo riusciti a farle arrivare in otto giorni. Ormai da alcune settimane le nostre mascherine sono in distribuzione in cinque comuni del Friuli».

L’idea di Tam e di Gardisan è che di fronte alle emergenze non si possa farsi bloccare dagli aspetti formali, ma si debba agire il prima possibile: «Come imprenditori siamo abituati a reagire alle situazioni che ci si presentano nel minor tempo possibile, per questo siamo spesso così insofferenti verso la burocrazia e le sue liturgie. La reazione mia e di tanti miei colleghi, friulani e non, è stata quasi connaturata all’essere imprenditore.

Proprio per questo speriamo che questa esperienza possa avere come conseguenza positiva la voglia di ricostruire un Paese più efficiente e lontano dalla cultura oggi dominante, che fa prevalere le chiacchiere e gli alibi alla concretezza dei risultati».
Persone concrete e votate all’efficienza, ma anche consce che la responsabilità sociale è parte integrante del fare impresa: «La nostra attività è partita una decina di anni fa da una nostra idea – afferma Tam – e ciò che il Gruppo Greenway è diventato oggi lo abbiamo costruito con l’impegno e la fatica personale. Non possiamo, però, dimenticare che lo dobbiamo anche a tutti i nostri collaboratori e al territorio in cui operiamo. Per questo riteniamo doveroso essere al fianco dei nostri concittadini in questo momento di difficoltà. Lo abbiamo fatto con le mascherine, ma anche con qualche donazione agli ospedali della regione».

L’attività solidale del Gruppo Greenway, però, non intende fermarsi qui. Tam e Gardisan, infatti, preparano altre possibili azioni a favore della comunità e per stimolare una cultura attenta alla tutela ambientale, che al contempo metta a disposizione delle nuove generazioni gli strumenti tecnici e culturali per affrontare nel modo migliore il cambio epocale che stiamo vivendo.
«Il nostro sistema imprenditoriale è fatto da imprese piccole e medie – aggiunge Tam – che non sono “sul” territorio, ma sono “il” territorio. Un sistema che finora ha diffuso il benessere, ma che oggi è fortemente a rischio. Ci saranno gli aiuti di Stato ma temo che, a causa di un modello burocratico elefantiaco, porteranno inefficienza e disparità. Per salvarci, invece, abbiamo bisogno di un sistema non più verticale ma orizzontale, che metta insieme tutti: dalla grande industria al libero professionista. Non è più il tempo del mors tua vita mea, ma della consapevolezza del molo strategico delle imprese e delle scelte etiche, perché qui o ci salviamo tutti insieme o non si salva nessuno».

Carlo Tomaso Parmegiani
Corriere della sera triveneto

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